Schistomiasi e apparato urogenitale

Il nuovo coronavirus SARS-CoV-2 e l’infezione che ne deriva, la malattia del COronaVIrus 19 (COVID-19), stanno rappresentando un’enorme minaccia per la sanità, l’economia e la società. A livello globale, grandi sforzi della maggior parte delle Nazioni e delle organizzazioni sanitarie non governative sono stati indirizzati al contenimento dell’infezione, alla riorganizzazione dei sistemi sanitari, alla ricerca di trattamenti e vaccini contro questa malattia. Purtroppo ancora, si conosce poco come la COVID-19 abbia un impatto su milioni di persone in tutto il mondo affette da malattie trascurate. Negli ultimi decenni, l’Europa sta affrontando un lento aumento dell’incidenza di malattie tropicali trascurate che in precedenza erano considerate poco comuni.

In particolare, la schistosomiasi è una delle malattie neglette che è stata segnalata sempre più spesso nelle strutture sanitarie in Europa. La schistosomiasi, nota anche come febbre delle lumache o bilharzia, è un’infezione parassitaria antica, già documentata nei papiri medici egizi, nei testi medici assiri e in alcuni passi della Bibbia ebraica. La schistosomiasi è una malattia che si diffonde attraverso il contatto con l’acqua dolce, nelle aree endemiche, contaminata da parassiti.

Schistoma

Fino a pochi anni fa, la schistosomiasi urogenitale non era endemica in Europa. Tuttavia, nell’ultimo decennio sono stati segnalati i primi casi di epidemia autoctona in Corsica (Francia) e da allora sono state diagnosticate alcune centinaia di casi. Allo stesso modo, pazienti affetti da schistosomiasi, per lo più migranti o viaggiatori di ritorno da aree endemiche, sono stati diagnosticati in numerosi ospedali di altri Paesi europei, come Italia, Spagna, Germania e Slovacchia. In Europa, la schistosomiasi è una malattia sottovalutata che si può certamente definire trascurata. La conoscenza della malattia, dei suoi sintomi, degli effetti e delle terapie è scarsa. A conferma di ciò, uno studio multicentrico italiano condotto su oltre un centinaio di pazienti, ha evidenziato che un’alta percentuale di pazienti immigrati è stata testata tardivamente dopo l’arrivo (ritardo mediano di circa 31 mesi). 

Purtroppo questa situazione permette la diffusione di una malattia, non permette una diagnosi precoce e spesso quando e se viene diagnosticata il ritardo nelle terapie riduce il successo del piano terapeutico. 

Tramite la biorisonanza noi possiamo fare una valutazione generale dello stato di salute e successivamente intervenire con la fitoterapia e l’integrazione in casi di parassitosi urogenitali e intestinali.  

J Travel Med. 2023 Feb 18;30(1):taac150. doi: 10.1093/jtm/taac150. 

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